ancor prima di iniziare premetto di scrivere questo post da una sedia a rotelle rubata alla mia legalmente tossica nonna, indi per cui qualora dovesse essere presente ancora qualche paio d'occhi speranzoso di letizia, è per me del tutto libero di raggiungere gli ampi pascoli di mondezza cittadina situati soprattutto in vallate abbandonate.
morto non sono; o almeno, non clinicamente - ma questo vi è già noto. ciò che forse vi risulterà lievemente inaudita è la lunghissima teoria di sventure infinite che da tempo capitano alla mia famiglia e, dunque, parallelamente alle mie onorevoli palle. per prima cosa vi ricordo che in mio nonno ormai risiede solo un fossile di stomaco più vano delle spiegazioni di certi giuochi contenute nei mazzi di carte; non riesce più a contenere né cibo né quasi liquidi, che comunque a mio avviso non hanno più il piacere a prescindere d'esser riposti in una spelonca così tanto ruvida, minuta e ricucita. mio nonno è dunque ormai una sagoma umana; allo stesso tempo mia nonna è (come è già stato detto) una specie di tossicodipendente non perseguibile a norma di legge, e non discerne più la realtà da certe immagini di ombre su sfondo grigiastro che a mio avviso intravede. questa situazione di pregevole disgrazia dall'ampio strapiombo è ovviamente gestita solo da mia madre e mia zia, visto che i due avi catacombali ed egoisti si ostinano a non volere polacche o rumene tra i piedi, pur vedendo boccheggiare di stress e stanchezza quella povera bestia di mia madre che vedo ormai a sprazzi, ma sempre più nervosamente. come se tutto questo non bastasse, lo scienziato di grande università qual è mio padre, una decina di giorni fa ha pensato bene di avere il sentimento d'ischerzo interiore di andare a passeggiare in motorino nel bel mezzo del diluvio universale. la somma di questa geniale addizione è stata una frattura trimalleolare del piede destro (e qui si spiega la mia burla del vagare per casa -oltre a scrivere post- sulla sedia a rotelle destinata a mio padre). quindi, oltre a badare ai due vegliardi è necessario badare anche al pater familias: e chi svuota il pappagallo, chi lo alza e lo corica,chi ha "dormito" insieme a lui in ospedale dopo l'operazione, chi gli prepara da mangiare, chi lo appollaia presso il cesso? il sottoscritto Gomes.
è gran fortuna che io abbia intascato da un paio di mesi a questa parte il cuore di quell'antica rossa di cui vi parlai non poco, chè grazie a lei il salto dal ponte di via Belgio si fa lontanuccio per me: a lei dono tutti i miei abbracci, le mie attenzioni e le mie brevissime umane speranze (e anche tutto il mio perma, che ho notato finalmente uscire abbondantemente in file di stelle filanti simili a serpi agili). la mia vita è un ischerzo grottesco, ma questo l'ho già detto; spero solo di divenire come quell'uomo (qualora uomo sia) che voi avvistate al centro della foto posta sopra questo delirio senza febbre.













