ben immaginerete -minuscoli assordati dal Silenzio- che dall'anno nuovo di già poco mi aspettavo per due basilari motivi: il primo dei quali è che anzitutto la mia mente non riesce ancora a concepire il significato del passaggio al suddetto "anno nuovo", giacchè ogni istante noi tutti viviamo uno scontato futuro; il secondo motivo è che le disgrazie della mia famiglia sono esattamente sparse e mai concluse. la notte del 31, quella che per moltissimi è simbolo di urla inspiegabilmente assordanti racchiuse in tessuti generati da interi miseri stipendi, doveva per me essere invece una metafora di quel triste e -ahimè- smielato Amore che mi ha indissolubilmente legato alla rossa da me snobbata negli scritti dei tempi di scirocco; e difatti, per metà lo fu. tuttavia, alle ore 01.10 della notte fui raggiunto da una sgradevolissima telefonata comandata dalla voce di mio padre, il quale mi avvisò riguardo la morte di mio nonno. le palle ovviamente mi si torsero, ma (come scrisse Lenin) che fare? mi recai con la sorella impercettibilmente brilla presso il catafalco dell'avo, con una rapidità curiosa (visto il momento); il nonno defunto mi apparve come sempre mi appaiono i cadaveri che avvisto durante gli anni, ossia estremamente dolorante, cubico,tagliente nelle fattezze: chi dice che la morte rasserena le membra nonchè l'espressione probabilmente si accartoccia eccessivamente sui cartoni animati. per forza di cose, ad ogni modo, dovetti (per rispetto a mia madre,visto che mio nonno per me non fu mai obiettivo d'affetto -né io per lui-) fino a ieri mattina essere presente attorno alla bara, salutando parenti ed amici che personalmente ritengo essere ladri di strette di mano e baci, giacchè posso affermare di non averli mai visti. quando chiusero la bara il padre di mia madre esalava già putrefazione acre, ma dopotutto non fu colpa sua. al cimitero adagiarono la cassa sotto un paio di metri di terra, la stessa terra che -svuotata per fare posto al novello sommerso circa cinque minuti prima- ospitava i poveri resti di una donna morta sei anni fa, della quale riuscii ad adocchiare -non senza qualche difficoltà compositoria- una gambetta e resti di una splendida gonna ben lunga. comunque: questo è l'inizio dell'anno del sottoscritto Gomesio altresì conosciuto come Torlesio, vi lascio conclusioni e libertà di emettere motti banali ed arguti sulla mia situazione.










