Sono una roccia. Ma ogni tanto, anche da queste parti, ci si becca l'influenza. Quella bastarda.
In questi casi, in casa mia, ci si affida ai consigli della pusher di casa: mamma.
Un concentrato di genialità e malvagità allo stato puro concentrati in 1 metro e mezzo di altezza..
Quando ieri mattina, svegliandomi, notai come mia sorella avesse un colorito che ricordava molto quello della bambina dell'esorcista in piena crisi demoniaca, udii le parole di mia madre: "E' inutile... Tutti prendiamo l'influenza, ma Giulia non sta mai male!".
Ora. Sarà la suggestione, ma qualunque frase alluda al fatto che i miei anticorpi siano delle bestie, mi garantisce un attacco di influenza SICURO.
Neanche un'ora dopo, in preda ai conati di vomito, non ebbi la forza di ribellarmi a mia madre che, sadica come non mai, mi imbottiva di medicinali di ogni tipo.
Tra Biochetasi, Enterogermina, Alkaseltzet, bicarbonato, punture, bustine e pillole varie, la vita mi passò davanti agli occhi..
Mi tornò alla mente la mia serie di giocattoli da bambina comunista:
Il Cicciobello nigeriano che passò la notte a piangere e strillare in francese, il puzzle di legno che mi riempiva le dita di schegge, la Barbie incinta (che poi non era neanche Barbie) con annessi feto estraibile e abitone di 3 taglie più grande a fantasia fiorata da anni '80..
Abbarbicata al cesso, pensai alla morte.
In particolar modo mi venne voglia di morire di una morte spettacolare, tipo a colpi di botte in testa da parte di uno scimmione, come Supermario, o con un colpo sparato da un individuo di cui sono l'amica immaginaria, come Brad Pitt in Fight Club, o nei camerini dell'Ariston durante una puntata di Sanremo, come Luigi Tenco..
(Questo post viene interrotto bruscamente, causa conato di vomito imminente. stop.)














