Là, dove il più delicato simbolismo onanistico incontra il reato penale di vilipendio al Tricolore pluriaggravato, si innesta la bravura apocalittica del sensitivo Solange, che, in un trionfo di orgoglio patriottico e di temporanea sospensione terapeutica del Ritalin Compresse, alza al cielo uno dei suoi inconfondibili lamenti (e, a quanto pare, non solo quello).
Abbigliato come una via di mezzo fra un sopravvissuto al naufragio del battello a vapore Sultana del 1965 e Boy George in pigiama, posa con la naturalezza di una cernia spiaggiata e con lo sguardo maliziosamente accigliato di chi ha appena finito una seconda porzione abbondante di polenta con la salsiccia in un lunedì di metà agosto.
Il testo è spaventoso e sublime al tempo stesso, soprattutto laddove dichiara con vigore e convinzione che qualcuno o qualcosa gli sparerebbe in bocca un grosso Ciao (nel senso del motorino, credo). Il raffinato simbolismo autoerotico prorompe in tutta la sua prepotenza quando afferma di trovarsi steso sulla spiaggia con la sua bandiera ad aspettare te che ascolti, perchè lui, nel caso avessi qualche dubbio, la sta tenendo stretta nel pugno in quel preciso momento, mentre tu, con la fronte imperlata di sudore freddo, premi freneticamente CTRL ALT CANC nel vano tentativo di arrestare il tuo pc, rigorosamente impallatosi nel peggiore dei momenti.
Quanto alla base, o, meglio, ai rumori di sottofondo, oltre al Coro degli Eunuchi di chiara ispirazione monteverdiana (nel senso di Viale Monteverdi a Rimini, dopo le undici e mezzo di sera), è altresì riconoscibile il suono convulso e del tutto casuale del registratore di cassa della macelleria nella quale il Divino suole registrare i suoi successi (o suole esservi deportato a viva forza dopo la pubblicazione degli istessi).












