Il terremoto ha portato via l'ultima speranza, l'ultima gioia di vivere, si è portato via 150.000 dei tuoi abitanti affamati, stanchi, con case barcollanti..
Haiti è il risultato delle politiche colonialiste dell'Occidente. Vicinissimo agli Stati Uniti, è stato ignorato dagli stessi Y.S.A., salvo finanziare qualche colpo di Stato per instaurare qualche dittatura militare come d'altronde è successo in tutti gli Stati del Continente americano nel '900. Haiti è il Paese più povero delle Americhe, separato dalla ricca Repubblica Dominicana perchè la seconda era sotto dominio spagnolo, poi sotto dominio haitiano ed infine indipendente nel 1845.
Haiti è anche uno dei Paesi che prima si è ribellato allo sfruttamento coloniale, già nel 1804. Ma ciò non portò lo sviluppo nè la stabilità del Governo e gli Stati Uniti ne approfittarono per occupare Haiti nel 1915, scrivendo una nuova Costituzione e mantenendo il dominio su questa parte dell'isola di Hispaniola fino al 1934.
Quando la terrà ha tremato, il 12 gennaio 2010, poche persone si accorsero dell'enormità del dramma. I media però dall'indomani iniziarono a mostrare la catastrofe e chiesero aiuto ai cittadini dei Paesi occidentali per mandare soldi e sostegno economico alle popolazioni danneggiate.
Ci si aspetta quindi una leadership forte del Presidente in carica René Préval, che lotti per ristabilire l'ordine ed ottimizzare gli aiuti, ma invece il Presidente è tutt'altro che forte, costretto a dormire in macchina o nella caserma di Polizia in cui lavora dato che il Palazzo Presidenziale è caduto.
E anche l'Onu, già ad Haiti con una missione internazionale, stenta a prendere il controllo di questa parte dell'isola. Gli Stati Uniti reagiscono invece con un'offensiva, che se non fossimo nel bel mezzo di una catastrofe, sembrerebbe un'invasione militare: l'invio di 15.000 militari, una portaerei-ospedale, aerei e mezzi.
E forse è una missione militare visto che gli U.S.A. si impadroniscono dell'aeroporto ma evitano di prendere possesso della gestione degli aiuti, replicando la brutta figura rimediata con l'uragano Katrina e la distruzione di New Orleans.
Che fare ora per riuscire a gestire i flussi di aiuti e viveri e farli arrivare alle popolazioni colpite?
Le soluzioni sono due: il Presidente finalmente si attiva e decide di comandare e fare il meglio per la sua gente (sempre che questo sia il suo obiettivo) oppure l'Onu organizza la strategia realizzando un piano rapido di distribuzione degli aiuti.
Terza soluzione, poco praticabile, è che gli Stati Uniti si sostituiscano all'Onu e gestiscano in maniera civile la distribuzione degli aiuti stessi. Chi comanda è importante, ma va in secondo piano rispetto alla sopravvivenza della popolazione di Haiti, ormai allo stremo, mezzo morta, abbandonata.











