Ci siamo innamorati di Avatar, il film di James Cameron ricco di effetti speciali ed uscito nei cinema in Italia a partire dal 15 gennaio 2010.
Ma ci siamo innamorati soprattutto di Pandora, il pianeta su cui è ambientata la storia. Un pianeta con uno stile di vita armonico che esiste fra i Na’vi (gli "indigeni") e gli altri animali del pianeta.
Arriva però l'uomo, dopo aver distrutto la Terra, ad attentare alla stabilità di questo ecosistema.
E durante tutto il film, noi sogniamo di essere uno di loro, con la loro stupenda "coda", che permette loro di "unirsi" con un legame fisico oltre che mentale al simil-cavallo, al simil-pterodattilo (Banshee), alle radici dell'albero della vita che permettono di sentire i propri antenati.
In questa maniera i nostri desideri primordiali verrebbero esauditi.
Infatti chi non desidera muoversi più veloce con un mezzo di cui si fida ciecamente? Chi non desidera volare con un mezzo che possa controllare con il solo pensiero e sia completamente efficiente, naturale e non inquinante? Che religione è meglio della madre natura, la madre che sta in tutte le cose, che ci ascolta e ci permette di essere ascoltati?
Quale mondo è migliore di quello in cui se rispetti, vieni rispettato? E' un mondo perfetto, con il mito del buon selvaggio che trionfa e l'uomo colonizzatore e cementificatore senza scrupoli che viene sconfitto dalla forza della natura.
Un mondo popolato da personaggi fieri, eccessivi, holliwoodiani, come Grace, la scienziata ecologista che lotta per i Na'vi contro il genere umano, Neytiri, di cui ci si innamora più per l'agilità, la determinazione e la mancanza di paura che per la sua bellezza. E i "capitribù" Na'vi che difendono la propria terra come Montezuma per gli aztechi e per gli uomini a fianco ai personaggi cattivissimi come il Colonnello Quaritch e Parker, altri tifano per i deboli come Trudy, bella e muscolosa donna latina, Norm, che mette da parte il suo orgoglio per aiutare Jake e i Na'vi.
E' la vittoria del debole sul forte, della natura sull'uomo, del pianeta sulla sua distruzione. E' il Braveheart del pianeta, con l'uomo nel ruolo degli inglesi. E mentre il film finisce tutti sogniamo di restare su Pandora, avere una coda, collegarci al mondo che ci circonda anche fisicamente oltre che mentalmente, in un'armonia utopica a cui possiamo solo anelare...
Il terremoto ha portato via l'ultima speranza, l'ultima gioia di vivere, si è portato via 150.000 dei tuoi abitanti affamati, stanchi, con case barcollanti..
Haiti è il risultato delle politiche colonialiste dell'Occidente. Vicinissimo agli Stati Uniti, è stato ignorato dagli stessi Y.S.A., salvo finanziare qualche colpo di Stato per instaurare qualche dittatura militare come d'altronde è successo in tutti gli Stati del Continente americano nel '900. Haiti è il Paese più povero delle Americhe, separato dalla ricca Repubblica Dominicana perchè la seconda era sotto dominio spagnolo, poi sotto dominio haitiano ed infine indipendente nel 1845.
Haiti è anche uno dei Paesi che prima si è ribellato allo sfruttamento coloniale, già nel 1804. Ma ciò non portò lo sviluppo nè la stabilità del Governo e gli Stati Uniti ne approfittarono per occupare Haiti nel 1915, scrivendo una nuova Costituzione e mantenendo il dominio su questa parte dell'isola di Hispaniola fino al 1934.
Quando la terrà ha tremato, il 12 gennaio 2010, poche persone si accorsero dell'enormità del dramma. I media però dall'indomani iniziarono a mostrare la catastrofe e chiesero aiuto ai cittadini dei Paesi occidentali per mandare soldi e sostegno economico alle popolazioni danneggiate.
Ci si aspetta quindi una leadership forte del Presidente in carica René Préval, che lotti per ristabilire l'ordine ed ottimizzare gli aiuti, ma invece il Presidente è tutt'altro che forte, costretto a dormire in macchina o nella caserma di Polizia in cui lavora dato che il Palazzo Presidenziale è caduto.
E anche l'Onu, già ad Haiti con una missione internazionale, stenta a prendere il controllo di questa parte dell'isola. Gli Stati Uniti reagiscono invece con un'offensiva, che se non fossimo nel bel mezzo di una catastrofe, sembrerebbe un'invasione militare: l'invio di 15.000 militari, una portaerei-ospedale, aerei e mezzi.
E forse è una missione militare visto che gli U.S.A. si impadroniscono dell'aeroporto ma evitano di prendere possesso della gestione degli aiuti, replicando la brutta figura rimediata con l'uragano Katrina e la distruzione di New Orleans.
Che fare ora per riuscire a gestire i flussi di aiuti e viveri e farli arrivare alle popolazioni colpite?
Le soluzioni sono due: il Presidente finalmente si attiva e decide di comandare e fare il meglio per la sua gente (sempre che questo sia il suo obiettivo) oppure l'Onu organizza la strategia realizzando un piano rapido di distribuzione degli aiuti.
Terza soluzione, poco praticabile, è che gli Stati Uniti si sostituiscano all'Onu e gestiscano in maniera civile la distribuzione degli aiuti stessi. Chi comanda è importante, ma va in secondo piano rispetto alla sopravvivenza della popolazione di Haiti, ormai allo stremo, mezzo morta, abbandonata.
Quando inizia la satira e finisce il commento?
Quando il giornalismo diventa autocelebrazione del proprio modo di scrivere e quando è invece analisi?
Come si può riconoscere che dietro ad un articolo non ci siano precisi interessi economici, commerciali, partnership ecc?
Come si garantisce l'indipendenza di un singolo giornalista soprattutto se si tratta semplicemente di un collaboratore e non è iscritto all'albo dei giornalisti professionisti o pubblicisti?
Può il Governo o la Polizia o un giudice impedire ad una persona di scrivere ciò che pensa se danneggia qualcun altro? Il giornalismo investigativo fai da te è una pericolosa minaccia alla libertà altrui di fare ciò che vuole o uno strumento per cui il cittadino compie un ruolo civile, affiancandosi quasi al lavoro dei magistrati, poliziotti, giornalisti pur non avendone le tutele?
E' questo il vero dibattito su Internet. Dove è sempre più difficile capire chi scrive di professione, dove ci sono mille fonti diverse e difficili da verificare per chi non è professionista, dove a volte vige la regola del "più cliccato" e allora i giornali online lasciano spazio al morbo, al gossip, al calendario, al nudo.
La Costituzione tutela i vari diritti: libertà di manifestazione del pensiero (art. 21), libertà di iniziativa economica (art. 41) e libertà di corrispondenza (art. 15).
Dietro ad un giornale ci sono finanziatori più o meno noti derivanti dalle amicizie dell'editore, dagli sponsor del gruppo editoriale, ma è diritto del cittadino conoscere chi sta dietro alle opinioni di questo o quel giornalista, questa o quella pubblicazione.
E' il vecchio watchdog, il giornalismo "cane da guardia" delle istituzioni, mai tramontato e anzi salito alla ribalta oggi con la nebulosità delle fonti dovuta alla moltiplicazione di giornali, e-newspapers, blog, di cui è sempre più difficile capirne l'autorevolezza e gli interessi sottostanti.
Una storia di sparatorie, sangue, feriti e forse morti.
Una storia di sangue. Immigrati poveri e sfruttatori senza scrupoli. In mezzo il popolo elefante che segue il branco, le armi, la forza. E spara, armato. Quasi fossimo in Louisiana o in Congo.
E invece no, siamo nella bella Calabria. Ma i capi della n'drangheta hanno deciso che non può essere ospitale. Hanno deciso che la natura umana delle persone non può venire fuori. Hanno deciso che le persone devono essere animali, mostri, killer, armati per uccidere il diverso, il nero, il miserabile, l'oppresso.
E allora il nero non deve avere diritti, deve essere sfruttato, deve essere schiavo anche se la schiavitù non esiste più. Deve tornare a casa sua, non esiste più legge, più diritto, più Stato.
Esiste solo la legge delle armi, del sangue, dell'onore.
Siamo tornati al film western. O forse solamente abbiamo ora un cuore di tenebra, come nelle vecchie storie di colonizzatori, colonizzati, bianchi, neri, schiavi, fucili, armi, morti.
L'informazione è in mano a grandi gruppi editoriali.
In Italia ad esempio la tv è tra Mediaset, la Rai e Sky. I giornali tra Rcs - Rizzoli Corriere della Sera, L'Espresso - Repubblica e altri gruppi focalizzati sul locale.
Dove inizia l'informazione e dove finisce la catena di amici, finanziatori, sponsor ecc? Bisogna essere parecchio informati per capirlo.
Ad esempio Rupert Murdoch, magnate australiano, Ceo di News Corporations, ha il Wall Street Journal, varie televisioni via satellite in tutta Europa, vari giornali in Australia, Fox News negli Usa e tanti tanti tanti altri mezzi di informazione.
Ripeto: quando art. 41 e art. 21 entrano in conflitto? Sempre.
I giornalisti di Mediaset saranno sempre meno spinti nei loro giudizi contro il PDL e idem per l'Unità, il Manifesto ecc
Come fare a capire quando finisce il gioco degli sponsor e delle lobby e quando inizia la vera informazione? Informandosi a tutto campo con diversi giornali, riviste, sperimentando i diversi punti di vista e capendo dove si ferma un giornale e dove un altro va invece più a fondo.
Mi piace esprimermi, parlare di me, del mondo che mi circonda, delle esperienze che vivo...con poesia, provando a esprimere me stesso e la maniera in cui vedo il mondo...cercando dolcezza